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Muore schiacciato da armadio Ikea, vedova risarcita con una bara da montare

6 gennaio 2014

CASALPUSTERLENGO (LO) – Voleva accontentare a tutti i costi la sua compagna di vita, sacrificando innumerevoli domeniche sull’altare della promessa fattale quando hanno iniziato una nuova vita insieme: arredare casa solo con mobili targati Ikea. Risparmiando alla faccia di tutti coloro che acquistano l’arredamento già assemblato, un quarantatreenne del lodigiano aveva quasi completato l’opera; ma una disattenzione dovuta all’entusiasmo, e forse un errore di stampa nelle istruzioni, gli sono stati fatali. Un improvviso cedimento strutturale causato da un bullone messo al posto di una vite ha spezzato la vita del povero Peppino Mengacci, travolto da ciò che aveva sempre desiderato: lo “Strömberg“, l’orobico armadio da camera Ikea in legno biondo.

La moglie lo ricorda con affetto: «Ancora non riesco a spiegarmelo. Peppino aveva la passione per il fai-da-te, dai Lego alle raccolte Hobby & Work: come può aver commesso un errore così idiota?». È una domanda a cui il pm Tasselli, titolare dell’inchiesta, sta cercando di dare risposta.

Nel frattempo l’Ikea, trovatasi di colpo sotto i riflettori, è immediatamente corsa ai ripari. Dal momento che il prodotto era in garanzia e che, soprattutto, le figure 4 e 7 del libretto di montaggio erano state invertite, nel tentativo di arginare azioni legali da parte della famiglia e conseguenze pubblicitarie nefaste, l’azienda ha risarcito la vedova Mengacci inviandole una bara di legno grezzo personalizzabile in un pratico kit di montaggio. “Spero almeno che stavolta non dimentichino la brugola», ha singhiozzato la donna. «Ci era già successo con il mobile del soggiorno».

Parole dolorose, che ci auguriamo vengano ascoltate.

Serafino Usai

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