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Multinazionali Usa: “Pronti a conquistare Marte per farne un paradiso fiscale”

20 novembre 2014

Capone Canaveral – Che le grandi multinazionali, grazie a tutta una serie di stratagemmi, fossero in grado di pagare meno tasse del dovuto, era cosa nota. Ma d’ora in poi fiscalisti fantasiosi, politici compiacenti e finanzieri con la discalculia rischiano di trovarsi senza lavoro. Le grandi multinazionali, infatti, potrebbero sostituirli con astronauti addestratissimi ed esperti di viaggi verso l’ignoto.

Com’è possibile? Tutto nasce dall’intuizione di Tim Steal Depur, un ingegnere aerospaziale con un passato alla Nasa e un diploma di ragioneria che, nonostante sia impegnatissimo a rendere una solida realtà ciò che fino a poco tempo fa era il sogno bagnato di ogni magnate della finanza mondiale, ha acconsentito a concederci questa breve intervista.

(Lercio): Allora, ci racconti come è iniziato tutto.

(Tim Steal Depur): Mah, semplicemente un giorno mi sono chiesto: “Perché le aziende dovrebbero aprire una piccola filiale in qualche nazione del secondo o terzo mondo, come Andorra, le Bahamas o il Lussemburgo per pagare meno tasse, quando potrebbero conquistare Marte e non pagarne nemmeno un po’?”.

E poi cos’è successo?

Armato di questa idea ho bussato, senza troppa fortuna, alle porte di tutte le più grandi aziende della terra, finché un noto produttore di calzature ha deciso di raccogliere questa sfida contro lo spazio e contro il fisco.

Scusi, ma siamo sicuri che tutto questo sia legale?

Non c’è nulla di illegale. Se nessuna legge vieta ad una multinazionale americana di avere la propria sede a Montecarlo, perché dovrebbe essere vietato aprirla su Marte? Poi è risaputo che i finanzieri girano con vecchie Alfette anni 80, pensa che con quelle possano giungere su Marte? È già tanto se riescono a fare un accertamento a Busto.

Forse non ci sarà nulla di illegale ma, con la crisi in atto, non le pare perlomeno immorale che una multinazionale multimiliardaria non paghi le tasse?

Si tratta di una grande innovazione e, com’è noto, tutte le grandi innovazioni comportano qualche prezzo da pagare. Mica rinunciamo alle automobili solo perché gli incidenti e i tumori sono le prime cause di morte!

Sì, ma qui dove sarebbe l’utilità per l’umanità?

I ricchi diventerebbero ancora più ricchi: se non è un vantaggio per tutta l’umanità lo è almeno per me, che sono pagato coi loro soldi! Poi crede che i manager che si trasferiranno su Marte non pretenderanno lussuosi appartamenti per ospitarli? Verranno costruite intere città, assisteremo alla nascita di una nuova civiltà, fatta di operai in scintillanti tute spaziali mal funzionanti, bambini che elemosinano ossigeno ai bordi delle cupole e ricchi borghesi con caschi firmati Prada!

Ma intanto potrebbe scomparire quella vecchia…

Ripeto, le grandi innovazioni hanno bisogno di qualche sacrificio. L’America è una grande nazione, il faro della civiltà occidentale. Cosa importa se in cambio di tutto questo si è dovuto massacrare qualche milione di indiani? Mica vorrà fermare il progresso per salvare la Grecia?

Matteo Adami

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