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Mondiali, Di Maio manda Conte in Russia per sostenere gli azzurri

14 giugno 2018

Roma – “Il Presidente Conte andrà in Russia per sostenere i nostri calciatori impegnati nel campionato del mondo”. A dirlo è stato il ministro Luigi Di Maio durante una conferenza stampa a cui era presente lo stesso Conte che, per l’occasione, ha ottenuto il permesso di battere le ciglia (due battiti per il sì, un battito per il no).

Mai come in questo momento i nostri calciatori hanno bisogno della vicinanza delle istituzioni”, ha proseguito Di Maio scoppiando subito dopo in una fragorosa risata. Il sospetto che si è fatto strada tra i commentatori politici è che Di Maio e Salvini vogliano liberarsi dell’intralcio di Conte – specie in questa delicata fase politica – per poter affermare con maggior forza la loro leadership, sospetto rafforzato da un fuorionda in cui Di Maio dice a Salvini: “Che ne pensi se ci liberiamo dell’intralcio di Conte – specie in questa delicata fase politica – per poter affermare con maggior forza la nostra leadership?” e Salvini risponde con un rutto.

Ovviamente nessuna domanda scomoda da parte dei giornalisti e nessun riferimento al fatto che l’Italia non si è qualificata per i mondiali russi: Rocco Casalino, infatti, ha preteso e ottenuto che i giornalisti presenti assumessero barbiturici in una dose tale da farli dormire per tutto il tempo. Solo qualche momento di imbarazzo quando Giuseppe Conte ha provato ad avanzare delle perplessità sulle decisioni del leader pentastellato:

– Luigi, ma cosa ci vado a fare in Russia?
– SHHHHH.
– Ma siamo stati eliminat…
– Zitto.
– Posso dire che…
– NO.
– Ma io ho del lavoro da svolgere qui!
– AHAHAHAHAHAHA

Il Presidente del Consiglio, quindi, partirà alla volta della Russia in giornata. Stavolta, per evitare polemiche sui voli di Stato, verrà imbarcato nella stiva di un cargo battente bandiera estone utilizzato per il trasporto di aringhe. Il viaggio durerà 25 giorni e consentirà al presidente di arrivare in tempo per la fase finale del torneo.

Eddie Settembrini

Come giornalista del Washington Post ha scoperto lo scandalo “watergate”, ma ha lasciato lo scoop a due colleghi ambiziosetti in cambio di un hot dog. Tornato in Italia ha iniziato a indagare sui delitti del Mostro di Firenze; ha smesso quando ha capito che gli indizi conducevano a se stesso. Ora scrive per Lercio sotto ricatto. Il suo romanzo preferito è “Oblomov”, ma si è immedesimato talmente tanto nel protagonista che non l'ha mai finito.

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