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“Mi costringevano a mentire sui ritardi”. Si dimette storica voce di Trenitalia

7 dicembre 2017

Stazione Centrale (FS) – Lo sguardo assente (letteralmente), la voce un po’ metallica, ma risoluta e determinata. Incontriamo SimVoc014-Male, anche noto come Roberto, davanti al bar della Stazione Centrale, sotto all’ultimo altoparlante dal quale non è stato ancora disinstallato.

“Ci pensavo da anni – spiega – ma non avevo mai avuto il coraggio di fare questo passo. Il futuro, per noi simulatori vocali di vecchia generazione, non offre molte alternative”. Ordino un caffè, gli offro qualcosa da bere, ma niente, vuole restare ligio fino all’ultimo secondo.

Roberto ha raccontato la sua storia in un audiolibro, in uscita questo Natale, “Ci scusiamo per il disagio” (Domshock, 120 min, 2017).

“Sono stato la voce di Trenitalia quando ancora esistevano solo le Ferrovie dello Stato. Poi ho lavorato per tutte le società del Gruppo. Trenitalia, FS, Grandi Stazioni… Il mio lavoro mi ha sempre costretto ad alcuni compromessi, ma la situazione, negli ultimi tempi, era diventata insostenibile”.
Roberto si riferisce alle numerose menzogne che, ogni giorno, ogni ora, in ogni stazione italiana era costretto a rifilare ai milioni di utenti del servizio ferroviario. “Quando già sapevo che c’erano 30 minuti di ritardo, mi costringevano a dire che ce n’erano 5”.

A volte le menzogne si spingevano al sadismo.

“Se c’era qualcuno che stava per accendersi una sigaretta, mi facevano dire che il treno era in arrivo. Poi, appena rinunciava, annunciavamo un ritardo di dieci minuti e il secondo dopo che quello si era appena fatto una boccata di Marlboro, il treno arrivava sul serio. E quando dovevo annunciare un treno Italo, mi costringevano ad annunciare ritardi per disinfestazione di ratti in carrozza.

Il suo lavoro richiede un tono estremamente professionale e gli è sempre stata inibita la facoltà di esprimere qualunque emozione, o empatia nei confronti dei viaggiatori.

Che il ritardo fosse di 10 minuti o di due ore, Roberto doveva sempre e solo scusarsi per il “disagio”. Nient’altro. Ordini di scuderia.

In caso di investimento di persone, nemmeno quello. Lo ammonivano: “Il disagio è riservato ai ritardi. Limitati a dire che c’è un guasto e se proprio devi, avvisa che c’è stato un investimento. Nessun cordoglio alle famiglie, non ci provare di nuovo”.

Ma con l’avvento delle applicazioni per smartphone con i ritardi dei treni, gli annunci di Roberto hanno cominciato a perdere quel poco di credibilità residua. “Se la prendevano con me, che ero un mero esecutore materiale, ma avevano ragione: sono stato un complice. Da oggi, non più”.

La decisione è maturata quando Roberto ha letto la storia del suo omologo giapponese, il sintetizzatore vocale Nashituro Kaghapoko, che dopo aver dovuto annunciare, per colpa di un macchinista ansioso, una partenza in anticipo di 20 secondi, ha fatto harakiri, l’equivalente nipponico del disagio.

Nel suo audiolibro, Roberto svela numerosi segreti del suo ex datore di lavoro. Non esistono treni puntuali – ad esempio – ma solo treni con un ritardo di esattamente 24 ore.

Nemmeno quando c’era Lui? “Assolutamente no. Mio nonno lavorava alla Stazione di Milano durante il ventennio. Piuttosto che rallentare le lancette per nascondere il ritardo dei treni, si fece fucilare. Aveva un quarzo quadrato”.

Dopo le sue dimissioni, l’Azienda lo ha rimpiazzato con SimVoc015-Male, che ha una voce praticamente identica, ma con una sfumatura più accentuata di disagio. Roberto, invece, dopo aver inviato decine di curriculum proponendosi come assistente per navigatori e aver ricevuto altrettanti rifiuti, è stato assunto da una start-up proprietaria di un’applicazione di scherzi telefonici.

Francesco Conte

Da piccolo ho visto il Papa su un elicottero. Da allora ho sempre sognato di pilotare un Papa.

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