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LO CREDONO MORTO MA SI ALZA PER UN CAFFÈ

17 gennaio 2013

PIACENZA – Ieri pomeriggio, all’obitorio di Poggiolo sul Muro, dopo aver subito un’autopsia che aveva stabilito la causa della sua morte in “sfiga”, il 43enne Gianfranco Pappalardo ha aperto gli occhi tra lo stupore dei presenti, almeno di tutti quelli ancora in vita. Si è alzato in piedi e ha provato a prendere un caffè al distributore automatico nel corridoio. Ma essendo nudo e senza tasche, ha dovuto desistere per mancanza di monete. Prima di rinunciare si sarebbe rivolto a un medico di passaggio, il Dott. Alfio Coppolazza, chiedendo qualche spicciolo. Preso alla sprovvista il dottore ha negato di averne, nonostante conservasse nella tasca dei pantaloni 2 euro e 70 per un panino con mortadella. Poi Pappalardo si è risdraiato nella sua barella e ha chiuso gli occhi, stavolta per sempre.

Le opinioni degli esperti sul fatto si dividono. Alcuni descrivono l’episodio come un caso di vita apparente, un fenomeno che capita tanto spesso quanto i casi di morte apparente. La seconda scuola di pensiero si rammarica che qualcuno non abbia aiutato Pappalardo a prendere un caffè, che lo avrebbe tenuto sveglio abbastanza a lungo da rendere interessante una seconda autopsia.

I medici non hanno escluso che l’episodio si possa ripetere, per questo hanno sconsigliato ai familiari di seppelire il loro caro senza un thermos di caffè.

Claudio Favara

(Catania, 1982). Studia tantissimo per poter lavorare nei call center prima, come trascrittore poi. Per arrotondare fa l'orso nelle fattorie della bile cinesi.

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