Grillo

Legge elettorale, Grillo: “Sì al modello tedesco del 1933”

31 maggio 2017

GENUA – Sembra sempre più vicina l’intesa tra le principali forze politiche su una legge elettorale che possa essere in linea sia con la sentenza della Corte Costituzionale, sia con la volontà dei maggiori leader di partito (Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini) di perpetrare l’ingovernabilità e usarla come scusa in una perenne campagna elettorale priva di argomenti e idee, sostenuta soltanto da vuoti slogan populisti che solleticano la pancia di un elettorato altrettanto anonimo e inconsistente. Che porti infine a una tale frustrazione e crisi da consentire una svolta autoritaria al più furbo e svelto tra i suddetti leader.

Dopo il risultato plebiscitario tra gli iscritti al M5S (ben 27.473 votanti sulla piattaforma Rousseau) che ha sancito la volontà di quasi il 2% degli italiani di eleggere il parlamento con un sistema proporzionale alla tedesca, Beppe Grillo ha dichiarato che una intesa col PD è possibile, a patto però che il modello tedesco sia quello entrato in vigore nella Germania del 1933. Questa precisazione segna un ulteriore passo avanti nel perfezionamento della proposta pentastellata, che nel referendum online lasciava appunto spazio a necessarie modifiche; fermo restando che il quesito proposto rimane comunque un fulgido esempio di democrazia diretta: “Siete favorevoli all’approvazione di un sistema elettorale di impianto tedesco che sia rispettoso della Costituzione, eventualmente con l’introduzione di correttivi di governabilità costituzionalmente legittimi, o preferite essere espulsi dal movimento?

La dichiarazione di Grillo ha suscitato enorme consenso tra gli iscritti, anche se non sono mancate alcune voci critiche. Ma a chi fa notare che il modello tedesco del 1933 (che prevedeva lo scioglimento di qualsiasi partito o movimento che non fosse quello al governo e l’abolizione totale del voto) sarebbe incostituzionale in Italia, il politico genovese risponde attraverso un post dal titolo ‘Me ne frego‘, spegnendo sul nascere le polemiche con un’abile e sapiente argomentazione logica: “Chi dice che io non ho ragione ha torto. Anche se invochiamo ogni giorno la Costituzione, ricordandola persino nel quesito proposto agli iscritti, non significa che dobbiamo sempre seguirla o rispettarla. Da anni il movimento si batte per l’introduzione del vincolo di mandato parlamentare, nonostante questo sia espressamente vietato dall’articolo 67 della Costituzione. C’è stata una rivolta tra gli iscritti? Non direi. Ha per caso Di Maio gridato allo scandalo? Assolutamente no. Si è votato uno straccio di qualcosa, online, su questa proposta? Non credo proprio. Mi sono posto qualche problema nell’adottare un atteggiamento ipocrita, incoerente, paraculo e in ultima analisi pericoloso? Manco per sogno. Sebbene ogni mia nuova proposta sia palesemente in contrasto con quella precedente, mi ha forse qualcuno definito schizofrenico? No, le 7 e un quarto“.

Gianni Zoccheddu

Gianni Zoccheddu nasce in Sardegna nella calda estate del '76, unico sopravissuto di 4.576.458 fratelli, tutti morti durante la fecondazione. Fino ai 18 anni è convinto di essere Gesù poi, fallito il tentativo di moltiplicare pani e pesci facendoli accoppiare tra loro, smette di credere in se stesso e diventa ateo. Dopo alcuni anni passati a lavorare come commesso presso un distributore automatico si iscrive in Lingue, ma non si laurea per colpa dei comunisti, le scie chimiche e i rettiliani. Attualmente vive a Scrotopoli, dove si prende cura di una dozzina di troll nani, cercando faticosamente di guarirli dalla schizofrenia. Nel tempo libero ama fare bolle di sapone col culo e conosce personalmente un quasar. Segni particolari: un vistoso rinoceronte tatuato sulla chiappa destra di un altro tizio. Motto preferito: meglio soli che pianeti.

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