Elie plus at English Wikipedia [CC BY-SA 3.0 or GFDL], via Wikimedia Commons

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Inventa la nave a energia eolica, ma i Fenici lo accusano di plagio

18 giugno 2016

La lotta al riscaldamento globale è la vera sfida del XXI secolo, come testimonia il boom di vendite di auto elettriche o ibride, la cui ecocompatibilità tuttavia dipende da come viene prodotta l’energia elettrica necessaria ad alimentarle. Non stupisce dunque l’entusiasmo che circonda ogni soluzione in grado di far fronte alla sempre crescente fame di energia nel rispetto di rigidi standard di sostenibilità: ne è prova il recente Nobel all’italiano Giacomo Passero per la sua invenzione della nave a propulsione eolica presentata appena lo scorso settembre al Festival della Scienza di Oporto. Un’invenzione che ha rivoluzionato l’industria navale mondiale, basata su speciali dispositivi, detti “vele”, in grado di sfruttare l’energia eolica per far muovere le imbarcazioni senza produrre CO2 né polveri sottili.

La N.A.P.E. è realizzata con materiali totalmente riciclabili e biodegradabili e, se opportunamente accessoriata con remi e pagaie, può agevolmente viaggiare anche nelle giornate di bonaccia. Si mormora che importanti cantieri navali abbiano contattato il geniale inventore per adattare il suo progetto alla produzione di grandi navi da crociera, ma un’ombra minaccia il successo di Giacomo Passero: un’accusa di plagio mossagli da un’associazione di studi storici, Amici dei Fenici, secondo cui già da tremila anni e passa imbarcazioni a vela solcano le acque di tutto il mondo.

Decidiamo dunque di chiedere al dr. Passero come risponda a tali accuse. Lo troviamo nel suo studio, quasi invisibile dietro cataste di libri ed intento ad evidenziarne ampi passi con un grosso pennarello indelebile nero, senza fermarsi neppure quando gli chiediamo una risposta franca alle insinuazioni degli Amici dei Fenici.

– Tutte assurdità. I Fenici non conoscevano assolutamente la vela, ma usavano un motore a vapore alimentato dai sacrifici umani al Moloch, senza contare che non sono mai esistiti.

– Beh, ci sono molte testimonianze di imbarcazioni a vela anche nelle civiltà minoica, greca, romana… Lei che è un archeologo lo sa bene.

– Io che sono un archeologo le posso dire che le vele non sono mai esistite finché non le ho inventate io. Quelle navi recavano solo stendardi e teloni parasole, indispensabili nel Mediterraneo assolato, e si muovevano trainate da delfini inviati da Poseidone.

– E i velieri, i galeoni, le caravelle di Colombo?

– Mai esistiti – insiste Passero, afferrando da una mensola una nave in bottiglia e gettandola dalla finestra. – Legga i libri di storia. Solo questi qui, però. Gli altri sono… ehm… pieni di falsità. In quelli che ho già corret… cioè, revisionato, non troverà un solo riferimento ad imbarcazioni a vela, grandi, medie o piccole. Nemmeno barchette. Prende tra le mani un libro e lo getta dalla finestra.

Facciamo appena in tempo a leggere il titolo: “It”.

– Dr. Passero, ma ci sono innumerevoli opere letterarie che parlano di vele o le raffigurano, e una terminologia marinaresca che…

– Beata ignoranza. E quante opere di fantasia parlano della macchina del tempo, eh? Cosa prova la lingua Klingon? Secondo lei la magia esiste perché ne parlano arte e letteratura?

– Ma le accuse degli Amici dei Fenici sono vivaci e circostanziate.

– Ancora una volta è in errore. Le accuse sono state ritirate ed ho ricevuto pubbliche scuse dall’associazione, che peraltro si è sciolta.

– Addirittura!

– Sì, oggi il suo ex presidente è mio socio ed insieme stiamo mettendo a punto il progetto di una meganave da crociera per una nota compagnia che, per sottolineare la sua nuova vocazione ecologica, ha cambiato nome in Ecosta. La nave si chiamerà Ecosta Fenicia e sarà a propulsione ibrida.

– Cioè?

– Grazie ad un imponente sistema di vele, l’energia eolica contribuirà per ben lo 0,04 % al movimento della nave, che farà affidamento per la restante parte all’energia meccanica generata da galeotti, completamente naturali e biodegradabili, che alla fine del ciclo produttivo possono essere smaltiti in maniera ecocompatibile grazie a squali e barracuda. Qualora la produzione di galeotti Made in Italy non fosse sufficiente, contiamo di importarne dall’estero o di sperimentare una soluzione che potrebbe risolvere un problema critico a livello continentale se non globale quasi al pari del surriscaldamento dell’atmosfera.

– Che sarebbe…?

– L’immigrazione. Potremmo procurarci immigrati a km 0 già nel Mediterraneo ed alimentare le nostre imbarcazioni in modo ecologico e potremmo eventualmente anche reimpiegare gli immigrati esauriti vendendoli Oltreoceano per altre mansioni economicamente sostenibili. Ho già in mente il nome: Ecologismo Triangolare.

Michele Parisi/Rosaria Greco

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