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INTERVISTA AD AMBULANTE: “COME TRASFORMIAMO LE ROSE IN OMBRELLI”

24 aprile 2013

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MILANO – Tutti noi, nel nostro viaggiare quotidiano tra casa e lavoro, tra casa e università, o tra casa e ufficio di collocamento, almeno una volta nella vita, siamo stati fermati da venditori ambulanti che cercano di venderci la loro merce, che siano libri, accendini, rose oppure ombrelli.

Ma quanti di noi hanno fatto realmente caso alla loro incredibile capacità di trasformare la merce in base alle condizioni del tempo? Com’è possibile che, in caso di improvvisi cambiamenti climatici, loro siano già pronti con ombrelli o, in alternativa, ventagli e occhiali da sole? Cosa si nasconde dietro un’organizzazione così efficiente?

Bene, mentre ero a Milano per fare un servizio sulle palle del toro di galleria Vittorio Emanuele, sono stato fermato da un ambulante e ho deciso di cambiare servizio e provare a estorcergli qualche rivelazione esclusiva. Vi risparmierò le trattative per acquistare la sua merce che hanno preceduto la vera intervista e punterò dritto al sodo.

M: “Amico, spiegami una cosa: come fate ad essere strapieni di rose e, improvvisamente, essere muniti di ombrelli non appena cambia il tempo?”.
A: “Questo è nostro grande segreto. Tu pensi che rosa e ombrello sono due cose diverse ok? Tu sbagli. Stessa cosa. Tu compri stessa cosa”.
M: “Scusa com’è possibile? Una rosa e un ombrello non possono essere la stessa cosa. Una rosa sotto l’acqua non protegge e si sfalderebbe in pochi istanti”.
A: “Perché tu pensa che nostri ombrelli protegge da pioggia? Prova tu. Dopo cinque minuti ombrello si rovescia o, nel peggiore di casi si spezza manico. Fidati di me. Ombrello e rosa sono stessa cosa”.

Resto ancora incredulo e allora il giovane ambulante, che ha detto di chiamarsi Jovent Dhitut, mi da una dimostrazione pratica: prende cinque o sei delle sue rose e, dopo averle maneggiate quache minuto e legate tra loro, tira fuori un mini ombrello con tanto di apertura automatica che mi cede in cambio di cinque euro, poi diventati tre. Quando gli faccio notare che non piove, lui impassibile si fa restituire l’ombrello e in men che non si dica ne ricava un ventaglio, e infine mi saluta e scappa via.

Una volta tornato a casa ho provato io stesso a smontare il ventaglio per trasformarlo in ombrello, ma ne ho ricavato solo brandelli di stoffa. Evidentemente questo è un segreto che deve restare tale.

Marco Bressanini (foto:babasteve/flickr)

Dal 2008 conduce una brillante carriera nel precariato. Prima è stato studente, vagabondo e frontman di una one man band, da cui si è separato per dissidi interni.

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