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Il Papa diventa vegano e fa togliere ‘Agnello di Dio’ dal rito della messa

1 dicembre 2016

“La fede sia cruelty-free! Non per niente ho scelto il nome Francesco”: è questo il commento che circola nei corridoi vaticani dopo la lettera apostolica “Praedilecta Dei”, che assegna agli animali, che non divorziano, non abortiscono e non insultano le mamme altrui, un ruolo centrale nella Creazione, condannando ogni forma di crudeltà nei loro confronti. La recente adesione del Santo Padre al più drastico verbo vegano, dettata, secondo i mai tacitati maligni, da un’imbarazzante indigestione di musetto porchettato in salsa di lardo alla ‘nduja, appare in grado di rivoluzionare il cattolicesimo anche sotto questo aspetto. “Ho visto l’inferno ed aveva le pareti di ‘Nduja” avrebbe pronunciato la mattina seguente il Pontefice, anticipando la svolta che lo ha portato ad ordinare la modifica del rito della messa e la correzione di millenari testi sacri e renderla completamente Vegan Ok.

Sembrano archiviati, quindi, i tempi in cui il Pontefice si scagliava duramente contro l’eccessivo amore per gli animali, anche se nessuno, come al solito, avrebbe osato criticarlo: purtroppo, la travolgente simpatia del Papa, un autentico lasciapassare per qualsiasi minchiata, non si estende all’intera Chiesa, né alla Bibbia, che però trabocca di bestiole sacrificate. Certo, è raro che un cattolico abbia letto il suo libro sacro, ma espressioni come “Agnello di Dio” o “Capro espiatorio” sono entrate da secoli nel linguaggio comune (“L’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” Giovanni 1:29): così, è toccato al Cardinal Spiegelsteiger chiarire, in una affollata conferenza stampa, come si possa conciliare il nuovo spirito animalista con passi biblici che grondano sangue. “La presunta crudeltà della Bibbia verso gli animali è in realtà frutto di un grosso equivoco: il termine aramaico “talià” significa infatti sia agnello che servo.

Tutti i passi biblici che parlano di sacrifici ovini sono stati tradotti male a causa di un pregiudizio antisemita teso a mostrare il popolo ebraico come una banda di feroci carnivori pronti a sacrificare, anziché semplici schiavi, indifese caprette o tenerissimi agnellini. Prendiamo ad esempio il rito quotidiano nel tempio di Gerusalemme: “Ogni mattina e ogni sera, un agnello veniva sacrificato nel tempio per i peccati del popolo” (Esodo 29:38-42) ovviamente è parecchio insensato, o come nell’altro passo “Sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia” (Pietro 1:18-21) ancor più assurdo.

A ciò si aggiungono le tante falsificazioni ad opera di empi denigratori della fede, interpolazioni comunque facilmente individuabili: è chiaro che un Dio che ben conosce la sua creazione non può definire i pipistrelli come uccelli o le lepri ruminanti, come è chiaro che in Palestina non ci fossero branchi di maiali come nell’episodio di Gerasa. I Giudei di quell’epoca avrebbero conosciuto bene i profeti dell’Antico Testamento Geremia e Isaia che avevano predetto della venuta di Uno che sarebbe stato condotto “come un agnello che si conduce al macello” (Geremia 11:19; Isaia 53:7) riferita anche in questo caso ad un servo. Si tratta quindi di lampanti falsità inventate da carnivori eretici, mentre Dio è evidentemente amico degli animali e se ne sbatte degli umani in perfetto stile vegano, come mostra il racconto del Diluvio: “Noè salva gli animali, e non a scopo alimentare” mentre non ha salvato nessuno di quelli che lo hanno aiutato a costruire l’Arca. Il Cardinal Spiegelsteiger non ha risposto ad alcuna domanda, limitandosi ad accennare ad una ricerca, non ancora pubblicata, secondo cui Adamo ed Eva avrebbero perso l’Eden nutrendosi non di una mela, bensì di una coscia di pollo. Quindi accogliamo con curiosità e piacere l’ennesima svolta papale, augurandoci anche che la ritrovata armonia con il mondo animale porti ad abbattere le antiquate ed infondate restrizioni all’accostamento fra il Creatore e le sue più amate creature, praticato, a dispetto dei rischi e delle sanzioni, da milioni di individui, anche fuori dal Friuli: non bestemmiatori, bensì fedeli precursori.

 

Rosaria Libera Greco e Vittorio Lattanzi

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