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I FIGLI DI PRIEBKE: “BERLUSCONI NON OFFENDA GLI EBREI FATTI FUORI DA NOSTRO PADRE”

10 novembre 2013

MANZANARRE SUL RENO (GER) – “Nessun dubbio sulla nostra consapevolezza dell’Olocausto, ma la misura è colma: non accettiamo più questi continui attacchi alla memoria di nostro padre”. Queste le parole di Jim Priebke, il maggiore dei figli del defunto capitano delle SS, all’indomani di quello che hanno percepito come l’ennesima offensiva pubblica alla scomoda eredità paterna.

L’antefatto va ricercato nelle parole che il noto politico, imprenditore, pregiudicato, trombeur-de-femmes e cul-de-sac Silvio Berlusconi ha rilasciato pochi giorni fa, tracciando un parallelismo tra i suoi figli e gli ebrei sotto Hitler. “Come se già non mi bastasse essere stato chiamato Jim, adesso devo sentirmi umiliato pure da Berlusconi” continua Priebke, “le cui strumentali dichiarazioni hanno il solo scopo di attaccare l’onore della nostra famiglia. Offendendo gli ebrei, offende anche noi”.

Parole forti, e che paiono addirittura insolite nella loro vicinanza al popolo ebraico. “Macché” precisa Priebke, “il punto è che qui in Patria siamo diventati una barzelletta! Se gli ebrei sono come i figli di Berlusconi, perché non soffocarli sotto una montagna di veline e calciatori, invece di usare i forni? E le lascio immaginare le altre battute. Mio padre non ha mai avuto a che fare con le mignotte! Ha dovuto combattere, imbracciare il mitra, prendere la mira, girare la manopola del gas, e per cosa? Per poi subire un processo a causa di qualche Piersilvio e qualche Barbara? Allora sì che l’hanno condannato ingiustamente. Gli ebrei erano gente tosta e scaltra, mica come quegli smidollati dei rampolli di Berlusconi. E oltretutto a mio padre piacevano anche: al pranzo della domenica ci portava sempre un vassoio di tartine col paté di ebreo”.

Dunque, mentre la polemica in Italia continua a montare, congestionata da moti di indignazione e rettifiche frettolose, l’onda della protesta dei Priebke rischia di trasformarsi in un altro tsunami per Berlusconi, mai a suo agio nel rievocare il Terzo Reich. “Se fosse esistito, certo. Ma sappiamo che non è così” conclude Priebke. “E può sembrare che io abbia appena contraddetto i presupposti di questa intervista, ma mamma e papà ci hanno educati sin da piccoli a considerarci spiritualmente italiani. A proposito, ne vuole sentire una carina sull’Olocausto?”

Stefano Cao, che in antico Farsi significa "colui che si chiama Stefano Cao", nasce nel 1981, ma i genitori verranno assolti in appello solo dieci anni più tardi, con l'obbligo di non farlo mai uscire di casa. Sogna di diventare uno chef televisivo, e per questo allena quotidianamente i propri polmoni a gridare le peggiori volgarità. Preda di una costante depressione, si vendica della felicità altrui scrivendo per Lercio.

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