Manganello

Genova, inaugurato a Bolzaneto il primo museo dei manganelli: per l’occasione pestati 28 studenti

30 ottobre 2015

Falan (Ge) – Il manganello è stato definito il miglior amico dell’agente di P.S. dopo il lacrimogeno, le manette e la pistola; è un prezioso strumento per il controllo, la prevenzione e sopratutto la repressione di manifestazioni, scioperi, sit-in e tutti gli altri modi sbagliati di vivere la democrazia. Per questo gli è stato dedicato un museo a Genova, nel luogo simbolo della sua gloria: la caserma di Bolzaneto.

Numerosissimi i modelli esposti nell’elegante salone museale (arredato con foto d’epoca di cariche e volti tumefatti in letti d’ospedale, e decorato con schizzi di sangue vero nelle pareti, altro che il museo Lombroso di Torino!), si va dal primo modello esemplare del XIX secolo, il mitico truncheon in legno per pestare il proletariato londinese, passando per il glorioso PR-24, che negli anni ’70 introdusse il manico perpendicolare per picchiare con maggior comodità, fino ai nuovissimi modelli integrati di taser, per immobilizzare le vittime e poterle umiliare e seviziare in tutta tranquillità.
Non sono mancate poi le dimostrazioni pratiche della nobile arte della violenza istituzionalizzata: il personale specializzato ha gentilmente prelevato 28 studenti dalle vicine scuole e mostrato ai visitatori i vari effetti  che i diversi modelli provocano sul corpo umano, inscenando anche un simpatico quiz dal titolo “Indovina l’ematoma“.

L’inaugurazione di stamani è stata anche l’occasione per presentare il prototipo del CAZ-8, destinato a rivoluzionare il mondo dei manganelli e delle lesioni gravi. Si tratta di un vero e proprio drone dotato di una coppia di eliche, quella superiore dedicata al volo, quella inferiore costituita da manganelli rotanti. L’elica con manganelli potrà essere regolata a 3 velocità, in base alla pericolosità del manifestante: 100 giri al minuto per l’operaio licenziato, 300 giri per il No-Tav con figlio piccolo e 1000 giri per la zecca comunista con kefiah. Incapaci di compiere errori perché privi di emozioni, questi droni sostituiranno gli agenti nei pestaggi e sapranno eseguire con imparzialità e rigore gli ordini impartiti da qualsiasi funzionario sadico messo ai vertici da un governo reazionario e despota.

La produzione del CAZ-8 entrerà a regime dal 2016, assieme ad un’altra novità, stavolta per uso amministrativo: i distributori automatici di molotov all’interno di caserme, questure e strutture operative dei Servizi Segreti. Le molotov ufficiali serviranno a rimediare ai piccoli inconvenienti del fai-da-te nel seminare finte prove per accusare i manifestanti, come le impronte lasciate per sbaglio, materiali riconducibili al proprietario e altri piccoli inconvenienti tipici di chi si lascia trasportare dalla voglia di proteggere e servire la Patria.

Gianni Zoccheddu

Gianni Zoccheddu nasce in Sardegna nella calda estate del '76, unico sopravissuto di 4.576.458 fratelli, tutti morti durante la fecondazione. Fino ai 18 anni è convinto di essere Gesù poi, fallito il tentativo di moltiplicare pani e pesci facendoli accoppiare tra loro, smette di credere in se stesso e diventa ateo. Dopo alcuni anni passati a lavorare come commesso presso un distributore automatico si iscrive in Lingue, ma non si laurea per colpa dei comunisti, le scie chimiche e i rettiliani. Attualmente vive a Scrotopoli, dove si prende cura di una dozzina di troll nani, cercando faticosamente di guarirli dalla schizofrenia. Nel tempo libero ama fare bolle di sapone col culo e conosce personalmente un quasar. Segni particolari: un vistoso rinoceronte tatuato sulla chiappa destra di un altro tizio. Motto preferito: meglio soli che pianeti.

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