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Figuranti si fanno prendere la mano: rievocazione medievale finisce a secchiate di olio bollente

16 luglio 2016

PORTO SANT’ELPIDIO VECCHIA – Caos e botte da orbi per la sentitissima rievocazione medievale fermana che ha visto degenerare un giorno di leggiadra festa in una furibonda carneficina degna del più riuscito dei G8. “Un’occasione sprecata” sono state le dure parole del responsabile dell’organizzazione, “Dov’è che ce se mena?” ha ieraticamente commentato il Sindaco.

Negli ultimi anni le rievocazioni degli eventi e dei periodi storici più bislacchi  – dalla nascita di Porto Sant’Elpidio per partenogenesi alla scoperta del Molise – stanno vivendo un nuovo splendore grazie alla delusione provocate dalla vita moderna che non è più quella di una volta (in qualunque epoca sia poi collocabile quest’ultima). Per costumisti, figuranti, registi, cameraman, fabbri, maniscalchi, falegnami, gabellieri, cerusici, bagatti, palafrenieri, beccai, meretrici, ristoratori e bar con il magazzino sempre pieno di BrancaMenta, si profila un giro d’affari che vale una manovra finanziaria.

Durante l’ultimo evento ‘Città Medioevo’ qualcosa, però, è andato storto. Sotto accusa è finito il regista Minervo Robertini, noto esponente del Metodo Stanislavskij, indicato come responsabile di incidenti verificatisi proprio per la sua propensione a far immedesimare troppo nel loro ruolo attori e comparse, come prescritto dagli insegnamenti del grande regista e teorico moscovita. Leggenda vuole che Robertini, il cui motto è “A me Visconti me fa ‘na sega a du’ mani!“,  sia così meticoloso che durante una messa in scena della passione di Cristo pretese che anche l’asino su cui viaggiava il messia all’ingresso in Gerusalemme parlasse l’aramaico, e per di più quello antico!

I primi a dare in escandescenze sono stati i figuranti delle fazioni che stavano inscenando la storica Disfida del Mocassino di Casette d’Ete durante la quale alcuni valorosi mercanti guidati da Diego e Andrea Delvallo difesero strenuamente la zona manifatturiera dall’assedio degli stranieri veregrensi condotti dal capitano di ventura Alberto della Guardia (successivamente trapuntato a morte nella pubblica piazza). La tradizione narra che tale manipolo di eroi venne ricompensato con ceste di olive all’ascolana e cremini, canti, balli, foulard, vergini che spargevano petali e rosso piceno come se piovesse. Nella sua versione, il regista Robertini ha categoricamente eliminato le olive dalla messa in scena (poiché sarebbero state inventate solo nel 1800) ed ha escluso che anche nell’evo di mezzo fossero disponibili delle vergini, minando così le fondamenta stesse dell’epica impresa che ci si apprestava a celebrare.

La decisione è andata a pesare come un macigno su animi già profondamente esacerbati dalla durissima preparazione che Robertini ha imposto ai figuranti per immergerli meglio negli usi e costumi dell’epoca: dieta a base di birra calda e agnello bollito, riposo in fienili e su nude assi di legno e, soprattutto, niente Internet e telefono.

Attori e comparse si sono quindi scatenati perdendo ogni barlume di senso civico come nemmeno nello storico Tradimento dei 101 al Quirinale dell’anno MMXIII, inscenando una rissa furibonda in luogo di un’amena ricostruzione storica.

Per tutto il borgo sono volati colpi di alabarda e frecce scoccate da arcieri e balestrieri; un membro del consiglio comunale del PD è stato tirato giù dal palco d’onore e messo alla gogna nella pubblica piazza, con grande gaudio dei consiglieri 5 Stelle; a dispetto del regista, il vero olio bollente, prima di essere gettato dai merli delle torri di guardia sulla testa degli assedianti, è stato usato per friggere le olive, creando un terrificante effetto pece a causa dei resti della panatura rimasti nei pentoloni; a un barista colto a sbagliare il resto di un caffè è stata prontamente amputata la mano; alcune madri non ancora sposate sono state prelevate dai giardinetti pubblici e costrette a rinchiudersi in convento dopo essere state rapate a zero; un manipolo di complottisti ha approfittato della confusione per compiere un raid nelle scuole elementari e medie e sostituire i libri di testo con rozzi manoscritti in cui si sostiene che la Terra sia piatta e il Sole giri attorno ad essa; l’erborista del paese, che aveva una tisana per ogni malanno, è stata accusata di stregoneria e bruciata al rogo nel cortile dei Pozzacci. Ci sono infine stati saccheggi, stupri, bambini promontati, anziani fresati, decapitazioni, incesti, e alla fine tre gatti hanno iniziato a sputare fuoco distruggendo mezza cittadina.

Alla termine della giornata il regista Robertini si è detto notevolmente soddisfatto della messinscena e dell’intensità recitativa del cast e pronto a chiudere un occhio sull’anacronismo delle olive.  Anche il sindaco non ha nascosto il suo entusiasmo e, anzi, si è immediatamente nominato Priore della città: “Ora scusate ma devo andare a compiere il mio dovere: ho appena reintrodotto lo ius primae noctis!”

Vittorio Lattanzi e Augusto Rasori

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