(immagine: Andrea Canavesi)

(immagine: Andrea Canavesi)

Festival di Sanremo, kamikaze si fa esplodere all’Ariston e vince il Premio della Critica

13 febbraio 2016

Si chiama Abu Bakr al-Timpan il vincitore del Premio della Critica al 66° Festival della Canzone Italiana. L’esibizione del terrorista è stata giudicata unanimemente come la migliore non solo di questa edizione, ma di tutti i tempi.

Il critico musicale e giurato alla kermesse Crispino Crampo afferma che: “Rispetto alla fracassatura di palle degli Zero Assoluto, Dear Jack e Alessio Bernabei, il dilaniare di carni di una esplosione dinamitarda è quanto di più si possa avvicinare al paradiso”. Gli fa eco il giornalista musicale Tito Lare: “Al-Timpan ha portato una ventata di novità in un carrozzone che da almeno 20 anni non ha motivo di esistere, appiattito su schemi triti e ritriti: le modelle, i super ospiti, i testi scontati su “l’Amore-quello-vero-non-quello-finto-con-quell’altra-che-era-solo-sesso-ma-poi-mi-son-pentito-e-sono-tornato-da-te” che fanno ridere i polli, i comici che non fanno ridere neanche i polli. Un Festival che tenta di rinnovarsi inseguendo schemi da talent show, con le gare a eliminazione e la serata delle cover, il cui unico risultato è far rivoltare sulla tomba una mezza dozzina di autori originali”.

Il pezzo si intitola “Kaboom!” ed è una rivisitazione di classici del repertorio Isis, con il consueto incipit “Allah Akbar”, l’ouverture composta da teste mozzate con la scimitarra, il crescendo a colpi di pistola e mitra e l’esplosivo finale col botto, che rende omaggio alla tradizione di Al Qaeda.
Azzeccatissima anche la scelta dei tempi: Al Timpan ha iniziato la sua performance all’arrivo di Enrico Brignano, il quale ha appena fatto in tempo a sfoderare una innovativa battuta sulla carnagione di Carlo Conti, prima di essere investito dalla carica di simpatia del terrorista. È stata forse questa la carta vincente dell’artista kamikaze, che ha incantato tutto il pubblico dell’Ariston con un gesto di umanità grandioso: impedire che Brignano continuasse, e fermare lo strazio del Festival prima che Lorenzo Fragola potesse uccidere di nuovo con la sua canzone.

Anche il pubblico in sala ha acclamato l’artista arabo con un gesto che non lascia dubbi: appena il suono dell’esplosione si è diffuso tutti gli spettatori hanno abbassato le mani che tenevano sulle orecchie da ore. E già in molti chiedono ad alta voce nuove esibizioni di Al-Timpan: c’è chi lo vorrebbe ospite fisso nella nuova edizione di Made in Sud, chi si augura che Renzi lo inviti alla Leopolda e chi lo vedrebbe bene come testimonial del prossimo Family Day.

Gianni Zoccheddu

Gianni Zoccheddu nasce in Sardegna nella calda estate del '76, unico sopravissuto di 4.576.458 fratelli, tutti morti durante la fecondazione. Fino ai 18 anni è convinto di essere Gesù poi, fallito il tentativo di moltiplicare pani e pesci facendoli accoppiare tra loro, smette di credere in se stesso e diventa ateo. Dopo alcuni anni passati a lavorare come commesso presso un distributore automatico si iscrive in Lingue, ma non si laurea per colpa dei comunisti, le scie chimiche e i rettiliani. Attualmente vive a Scrotopoli, dove si prende cura di una dozzina di troll nani, cercando faticosamente di guarirli dalla schizofrenia. Nel tempo libero ama fare bolle di sapone col culo e conosce personalmente un quasar. Segni particolari: un vistoso rinoceronte tatuato sulla chiappa destra di un altro tizio. Motto preferito: meglio soli che pianeti.

1 Comments

  1. Potrebbe essere l’idea del futuro.

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