Foto di Phil P Harris. da en.wikipedia.org

Foto di Phil P Harris. da en.wikipedia.org

Emettevano C02 di notte per non farsi scoprire: arrestate quattromila sequoie

24 ottobre 2014

AMAZZONIA – Sono giunte fin qui, nella foresta più estesa del mondo, le indagini di Gianni Pinotto, Maresciallo dei Carabinieri del Comando di Porto Recanati, che con l’ausilio delle forze dell’ordine locali – le Amazzoni a Cavallo – ha portato alla luce uno dei più incredibili complotti della Storia.

Tutto è cominciato qualche settimana fa, durante la lezione di scienze delle scuole serali per l’ottenimento della licenza elementare. Il Maresciallo Pinotto, studente modello e ascoltatore provetto, non si è lasciato sfuggire una sola parola proferita dalla maestra Lucia durante i 55 minuti che hanno sconvolto la sua esistenza.

Secondo quanto affermato dalla maestra, infatti, la cosiddetta fotosintesi clorofilliana avverrebbe solo di giorno, per lasciare spazio, durante la notte, a un meccanismo di glicolisi, denominato “respirazione cellulare”, che comporta l’emissione di anidride carbonica. “E perché nessuno ne parla? – ha incalzato l’intrepido Maresciallo Pinotto – Perché tutta questa omertà per difendere le piante?”. A nulla sono valsi i tentativi di spiegazione della maestra Lucia, inutilmente intenzionata a contenere l’entusiasmo dell’allievo e tutore della legge: i responsabili di questo crimine contro l’umanità sarebbero stati assicurati alla giustizia.

Nel corso delle sue indagini, il Maresciallo si è scontrato con l’immane ritrosia del regno vegetale a rispondere alle sue domande. Comprendeva che la gravità delle accuse avrebbe lasciato chiunque senza parole, ma confidava nelle sue testate capacità di persuasione. Ed è stato solo grazie all’abile e sapiente uso di sottili tecniche psicologiche, che il Maresciallo Pinotto ha convinto un vivaista a parlare: “Loro sapevano. Le loro serre sono piene zeppe di piante che di notte rovesciano litri e litri di anidride carbonica nell’aere. E ce l’hanno tenuto nascosto per anni!”

Con le prime confessioni, il quadro della vicenda diventava sempre più chiaro. I vivaisti non erano gli unici complici del mondo arboreo: anche eminenti scienziati sarebbero stati a conoscenza del torbido segreto. Il tutto sarebbe confermato dal nome di “effetto serra” dato al fenomeno per cui l’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera determinerebbe un innalzamento delle temperature con grave impatto climatico. L’intero globo sarebbe dunque come un’immensa serra, nella quale piante di ogni specie crescono rigogliose immettendo sostanze tossiche nell’aria con il chiaro scopo di provocare l’estinzione del genere umano.

Il risvolto più increscioso dell’intera faccenda è dato dalla scoperta del coinvolgimento delle associazioni ambientaliste (le cui tendenze misantropiche non hanno mai rappresentato un segreto) e del Panda del WWF, ora agli arresti domiciliari.

Il clamore delle indagini ha suscitato anche l’attenzione di alcuni deputati, colti di sorpresa mentre erano intenti a convertire un rutto di Renzi in legge: hanno dunque presentato un’interrogazione parlamentare per sapere se durante la partita Juve-Roma l’arbitro Rocchi possa essere stato intossicato dalla CO2 emessa dall’erbetta.
Nel frattempo non è ancora chiaro il destino delle oltre quattromila sequoie a capo della rivoluzione e di tutte altre piante coinvolte. Gli alberi hanno infatti resistito all’arresto – “nonostante la fatica che avevo fatto per trovare manette enormi che gli stessero bene”, ha commentato il Maresciallo Pinotto – e rifiutato categoricamente di seguire gli agenti, aggravando ulteriormente la loro posizione.

Le piante rischiano ora la pena di morte per incendio a meno di riconvertire i propri cicli vitali incrementando le emissioni di ossigeno e riassorbendo tutta la CO2 che hanno immesso nell’atmosfera. Ad ogni modo, se persisteranno nel loro atteggiamento ostile un team di ingegneri ambientali sarà incaricato di progettare un magnifico deserto che andrà finalmente a sostituire l’attuale foresta inquinante.

Il Democritico

Da piccolo ho visto il Papa su un elicottero. Da allora ho sempre sognato di pilotare un Papa.

Commenta