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Ecco perché nei paesi del terzo mondo c’è sempre qualcuno con una maglia da calcio

19 gennaio 2014

Oltre 60.000 iscritti solo in Europa, 187 tra sedi ed aree operative in Italia, nel continente africano e nel mondo, oltre 1.000.000 di maglie donate in 21 anni d’attività, sono questi i numeri dell’organizzazione umanitaria non governativa Dribbla la povertà Onlus che lavora nell’ombra per alleviare le sofferenze di chi è meno fortunato ed aiuta i giovani a coltivare la speranza di un futuro migliore.
Molti si saranno chiesti come mai nelle immagini provenienti dai luoghi più disagiati della terra, martoriati dalla guerra o appena colpiti da disastri naturali, si vedano improvvisamente spuntare maglie del Chelsea o del Barcellona o della nazionale italiana, ora sapete la risposta: è proprio grazie agli angeli di Dribbla la Povertà che si compie questo piccolo miracolo. Abbiamo intervistato il coordinatore generale responsabile per l’Italia, Giacomo Nellavalle, di ritorno dal Paraguay, dove presto potranno iniziare ad operare grazie ad un accordo con il governo di Asunción, il primo del Sudamerica.

Come si differenzia la vostra organizzazione umanitaria dalle altre, magari immeritatamente, più conosciute?
La prima differenza fondamentale è che non chiediamo soldi ma solo donazioni spontanee di indumenti sportivi. Noi preserviamo il terzo mondo come una biodiversità perchè siamo coscienti che se noi viviamo così bene è proprio grazie alla presenza e alla salvaguardia di un simile ambiente da custodire intatto. Noi non promettiamo di salvare l’Africa ma aiutiamo le singole persone; sarebbe comunque utopico pensare di aiutare un intero popolo quando in un condominio di 6 persone è impossibile accordarsi per un’intonacatura.

Dove ‘peccano’ quindi le altre associazioni?
AMREF e simili si ammazzano di fatica a costruire scuole a quella gente, ma poi, finiti gli studi? Quanto guadagna uno con la quinta elementare? Anche perchè non è che gli costruiscano la Ragioneria o l’Alberghiero… Non pensano al loro futuro, ma solo al presente. Noi non vogliamo cambiare il modo di fare beneficenza. È vero, qualcuno potrebbe diventare ingegnere, ma mica è come da noi; in Africa ogni anno fuori corso è una bocca in più da sfamare, ma se poi tutti diventano ingegneri? La questione demografica è decisamente sottovalutata.

Quindi tenete conto dell’aspetto della sovrappopolazione?
Certamente, noi insegniamo ai ragazzi la mentalità dei campioni e loro imparano a non farsi incastrare mettendo su famiglia ma a sciupare donne a vagonate, prendendo però ogni tipo di precauzione; non a caso diffondiamo modelli di vita come Vieri, Inzaghi o Cristiano Ronaldo o i leggendari Calipso Boys del Manchester United. Questo farebbe bene all’Africa ed è il messaggio che stiamo cercando di far circolare tra i giovani e che deve passare forte e chiaro: correre dietro un pallone è l’unica speranza per questi bambini di avere un futuro, noi rendiamo soltanto piu’ chiaro a loro il percorso.

Come opera Dribbla la povertà?
Il primo luogo comune da sfatare è “Vabbè, le maglie le producono da quelle parti! Le avranno prese all’outlet di Timbuctu”. No! Noi siamo intervenuti immediatamente con completini asciutti dopo lo tsunami del 2004 in Thailandia, noi siamo stati i primi a portare il tessuto dry-fit nel Darfur; ci attiviamo dopo ogni emergenza umanitaria, dopo un terremoto o durante un colpo di stato, ed anche la distribuzione non è casuale, nelle zone sudequatoriali, ad esempio, concentriamo le canotte dei Lakers e dei Bulls date le temperature più elevate e le lunghe leve.

Vi siete tolti qualche bella soddisfazione con la vostra associazione?
Certo, tipo vedere i nostri ragazzi militare ai massimi livelli. Balotelli faceva parte del nostro gruppo, ricordo che gli regalammo una maglia della Lazio di Ivan De La Peña e nonostante quello lui ci ha dato grandi soddisfazioni, e anni prima lo stesso avvenne con Eto’o e la maglia dell’Inter di Darko Pančev. Grazie a quel regalo hanno appreso subito la mentalità vincente ed a fregarsene con arrogante noncuranza degli errori di percorso.

Come mai avete optato per il Paraguay per la vostra prima sede in Sudamerica?
Abbiamo scelto come punto di partenza la Basilicata del Sudamerica, ovvero il Paraguay, anche perché il Suriname non esiste. Non operiamo ancora nelle favelas brasiliane, li si approvigionano di magliette svaligiando le case di grandi  campioni come Ronaldo, Romario o Rodolfo, ma presto faremo sentire la nostra presenza anche li. Noi ci siamo, voi aiutateci sempre piu’ numerosi! Mandateci le vostre magliette, anche non originali ed anche se dell’Ancona calcio, a: Dribbla la povertà Onlus – Chienge (BS).  Specificando luogo dell’emergenza umanitaria a cui destinare l’indumento sportivo.

Nel 2013 Dribbla la povertà è stata insignita del World Federation of Public Health Associations Organisational Fitness Dressing Award, proprio in riconoscimento degli eccezionali risultati conseguiti nel campo dello sportwear.

 

Vittorio Lattanzi

Inquina il pianeta sin dal 1977, marchigiano doc, è noto alle cronache per la famosa frase "Ahi, no coi denti!" sussurrata a Lady Gaga durante un pompino. Riproducendosi ha reso carta straccia 20anni di lavoro di Darwin, ora è padre di una bambina che ha deciso di chiamare come la nonna materna, Nonna. Attualmente vive.

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