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“E’ arrivato l’arrotino…” disoccupato diventa milionario in Siria grazie a Isis

4 aprile 2015

È una storia a lieto fine quella di Ugo Lioni, 47enne sardo nato a Squartucciu e costretto a emigrare per mancanza di lavoro. Giunto in Siria per provare l’antico mestiere dell’arrotino, Ugo è diventato milionario in pochi anni, grazie al trend positivo che Isis ha messo in moto in tutto il medio oriente, come lui stesso racconta: “Qui ci sono tanti coltelli da affilare e ho trovato moltissimi clienti in poco tempo, non pensavo che le nuche ottundessero le lame così in fretta”.

Ugo si era improvvisamente trovato disoccupato, dopo la chiusura della fabbrica di mollette presso la quale lavorava come addetto alla qualità delle incisioni bizantine.
Così aveva pensato di rispolverare il vecchio mestiere del suo nonno paterno: l’arrotino di una volta, quello con il carretto ambulante, l’Ape Cross a carbone e il grammofono che diffondeva l’antica incisione sonora del 1907: ‘Donne! È arrivato l’arrotino e l’ombrellaio‘.
“In Occidente i coltelli rotti si buttano, quelli da prosciutto e le forbici da seta ormai chi se li ricorda più. – spiega Lioni – Sentivo nostalgia di un tempo in cui si produceva, si consumava e si riparava quello che si era consumato. Oggi invece non si ripara più nulla”.
Ma la Siria di oggi è diversa e grazie ad un’accoglienza mai vista, l’arrotino sardo si è subito integrato. Le richieste di lavoro che giornalmente riceve sono così tante che presto serviranno almeno una decina di aiutanti.

Rimane un solo rimpianto nel cuore di Ugo Lioni: “È stato molto doloroso rinunciare all’incipit originale del richiamo, ma non potevo tenere la prima parola ‘donne‘, perché secondo i precetti religiosi di Isis le donne non possono comprare coltelli, tenere denaro, uscire per strada e ascoltare parole pronunciate da altro uomo che non sia l’amorevole e premuroso tagliagole che sono state costrette a sposare. Ho pensato di inserire ‘Uomen‘, che sembra uomini ma anche woman, ma ho dovuto rinunciare quando il califfo Al Baghdadi ha proibito la lettera ‘n‘ a fine parola, perché considerata blasfema”.

Davide Ruggeri e Gianni Zoccheddu

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