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Dice “Gli ho imparato io la musica”: maestro di piano ucciso dal serial killer degli sgrammaticati

13 ottobre 2015

Sintas (Si) – Non accenna a fermarsi la terribile scia di sangue che sta terrorizzando la Toscana, con tre efferati omicidi in una settimana. L’ultima vittima, Teo Falco, maestro di pianoforte operante nel comune senese di Sintas, è stato ritrovato in un vicolo della cittadina col cranio fracassato da un grosso oggetto contundente.

Ora però sembra che gli inquirenti abbiano trovato una pista. Il primo ad aver collegato gli omicidi è stato Fedele Nesecoli, giovane appuntato dei Carabinieri di stanza alla caserma di Sesto Fiorentino, da sempre appassionato di lingua e letteratura italiana (è l’unico tra i commilitoni ad aver terminato la lettura di “Mattino” di Ungaretti), ma obbligato a servire la Benemerita dalla famiglia, i cui membri prestano giuramento nell’Arma ininterrottamente da sette generazioni.

L’appuntato ha notato un particolare che accomuna le vittime: avevano parlato in pubblico commettendo qualche grave errore di italiano poco prima di essere uccise. Teo Falco era stato intervistato nel corso di una trasmissione televisiva dedicata a Giovanni Allevi e durante il suo intervento aveva detto: Gli ho imparato io la musica a quel riccetto”. Vicino alla scena del crimine è stato rinvenuto un dizionario Zanichelli insanguinato, aperto sul verbo “INSEGNARE”.

La pista del serial killer degli sgrammaticati ha portato a scoprire nuovi dettagli anche sugli altri delitti. Martino Stella, proprietario di un’azienda leader nel settore della bulloneria che da poco aveva acquistato una casa editrice sull’orlo del fallimento, durante il discorso ai suoi nuovi dipendenti li aveva spronati con queste parole: “Ce la possiamo fare senza l’aiuto di nessuno, non c’è niente che abbiamo bisogno, siamo autosufficienti di noi stessi”. Lo sciagurato era stato quindi trovato morto per soffocamento da cinque lettere magnetiche conficcate in gola, e il Nesecoli aveva scoperto che queste formavano le parole DI CUI: in precedenza i colleghi  avevano suggerito UCIDI, ma l’appuntato aveva rilevato che mancava una doppia (“Allora UCIDDI?”), quindi avevano ipotizzato I DUCI, azzardando la pista neofascista.

L’altra vittima era stata Manuel Arcuri, giornalista sportivo tra i massimi esperti di tamburello,  di recente assegnato come tappabuchi alla sezione Cultura, che parlando a un convegno sulla crisi dei premi letterari in Italia aveva commentato così: “Come dice la saggezza popolare, tanto va la gatta a largo che ci lascia lo zampino”.  La sua morte è avvenuta per il dissanguamento causato dalle ferite di un’arma da taglio; le ultime indagini hanno portato alla scoperta di affilatissimi frammenti ancora insanguinati del CD-ROM “Capire le metafore e i modi di dire”.

Le indagini per dare un volto al sanguinario serial killer proseguono a ritmo febbrile; nel frattempo le autorità raccomandano a tutti i cittadini residenti in Toscana di uscire il meno possibile, muoversi con la massima cautela e ripassare scrupolosamente la grammatica italiana.

Vera Gheno & Andrea Michielotto

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http://www.lercio.it/scrive-ce-ne-su-uno-striscione-ucciso-dal-serial-killer-degli-sgrammaticati/

Andrea Michielotto nasce per partenogenesi da un altro organismo pluricellulare chiamato Andrea Michielsette. È considerato uno dei maggiori narratori viventi in uzbeko, anche se crede di scrivere in italiano. Attualmente lavora come ghost writer di Domenico Scilipoti.

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