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DECADENZA BERLUSCONI, LA GIUNTA TROVA L’ACCORDO SUL CALENDARIO: “RIMANE FISSATO DOV’È”

14 settembre 2013

ROMA – Dopo giorni di infruttuoso braccio di ferro tra le forze politiche in Giunta Elezioni e Immunità, le doti persuasive di Dario Stefàno, prima note solo a sua moglie, hanno permesso di sciogliere finalmente il nodo cruciale dei lavori: la condivisa collocazione del calendario a cui guardare nel dibattito che deciderà il giorno del voto sulla decadenza di Berlusconi.

In ossequio alle tradizioni del Senato, resterà appeso nel punto in cui è sempre stato.

“Era nostra responsabilità verso il Paese” racconta Stefàno dopo averci bloccati in corridoio, “perché, sebbene non ci fosse alcuna fretta, le tensioni si erano fatte insostenibili. Ogni giorno trascorrevamo in letizia le prime ore di riunione inventando doppisensi sul cognome di Augello, ma quando veniva azzardata una proposta sul giorno del voto iniziavano i mal di pancia e gli scambi di accuse. C’era chi non vedeva bene il calendario perché miope e doveva continuamente alzarsi per consultarlo, chi doveva torcere il collo perché era seduto di spalle alla parete su cui era appeso, chi pensava che gli altri volessero imbrogliare sulle date e voleva tenerlo davanti a sé sul tavolo. Una discussione estenuante, che aveva tolto alle giornate in aula il loro congenito spasso”.

Pare quindi che lo scontro politico sulla fissazione del calendario sia stato frainteso dai media, in una fibrillazione che ha caricato il collegio di ingiuste aspettative. “Assolutamente sì” prosegue Stefàno dopo averci atterrati sulle scale, “tutti sappiamo da tempo cosa votare, ma non abbiamo idea di quando. Magari il torneo di PES programmato per lunedì e martedì ci schiarirà le idee, ma ho i miei dubbi: pensi che i colleghi del M5S insistono affinché non si superi la prima decade di Vendemmiaio. Però abbiamo lavorato duramente per trovare un compromesso da cui partire, a costo di piegare dozzine di chiodi e pestarci le dita col martello. Se guarda le pareti dell’aula adesso, pare ci abbiano girato il finale di ‘Scarface’.”

Come intendere allora il giorno di mercoledì 18, indicato proprio dal presidente Stefàno come decisivo per le sorti della Giunta? Secondo le indiscrezioni che ci ha minacciato di riportare, lo sarebbe davvero: a seconda di quale disposizione verrà votata per sistemare le sedie al cospetto del calendario (a ferro di cavallo o a file parallele), si produrrà un effetto diretto sulla possibilità di copiare e, dunque, sul voto finale.

Stefano Cao, che in antico Farsi significa "colui che si chiama Stefano Cao", nasce nel 1981, ma i genitori verranno assolti in appello solo dieci anni più tardi, con l'obbligo di non farlo mai uscire di casa. Sogna di diventare uno chef televisivo, e per questo allena quotidianamente i propri polmoni a gridare le peggiori volgarità. Preda di una costante depressione, si vendica della felicità altrui scrivendo per Lercio.

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