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D’Annunzio conferma: “Mi son tolto una costola per donare piacere orale alla persona che amo di più”

18 ottobre 2015

Parigi, 1910.

Signor D’Annunzio? La disturbo?

Mmmmpf… No, certo, che no. Un secondo solo che finisco. Mmmmpf…

Ehm, preferisce che aspetto fuori?

No, ecco! Fatto, ho fatto! Sono pronto per l’intervista!

Signor D’Annunzio, le si è… ehm… guardi, ha una cosa sul baffo…

Dov… Oh! (Rimuove il residuo organico col dito e se lo ciuccia). Ecco fatto. Pronto!

Signore, come sa rintracciarla non è stato facile. Da quando si è trasferito da Firenze a Parigi si sente molto la sua mancanza nello star system del Paese. E’ vero che lo ha fatto per problemi di debiti?

Vero, ahimè. Fuggire dai creditori è da vili codardi, ed allontanarmi dall’Italia è stata cosa assai ardua, ma d’altrone tale sacrificio si è reso necessario, dal momento che i creditori avevano avviato ad infilare i bulbi oculari delle mie amanti nel calamaio.

Come ha fatto ad indebitarsi così tanto?

A dire il vero, indebitarsi è stato facile: spendevo più di ciò che guadagnavo. Potrei dilungarmi all’infinito sulle cause che hanno portato la mia tormentata coscienza decadente a spingermi verso il brillante e sfarzoso lusso mondano, ma la verità è una e una soltanto: mi tira la passera che è una cosa spaventosa.

Eppure, lei è considerato il Vate, occupa un posto importante nella storia della letteratura italiana…

Vero. Infatti ultimamente ho scritto parecchie puttanate che un po’ di grano me lo hanno fruttato, anche se non abbastanza per quei vili creditori. Prenda l’Alcyone, ad esempio. Una raccolta di liriche scritte quando ne avevo voglia, che ha riscosso un grande successo giusto perchè scritto da me. La gente si innamora di un uomo e lo eleva a divinità quasi spontaneamente, qualunque cosa farà da quel momento in poi sarà fonte di interesse da parte della massa. Me ne sono accorto da quando le donne me la danno gratis.

Ma Alcyone è forse il suo capolavoro!

Pfui! Figurarsi. Lì c’è pure la lirica “La pioggia nel pineto”. E’ addirittura in versi liberi, tanto poca era la voglia di farla. Ma come lei sa, avevo bisogno di soldi. Quindi mi feci un bel raspone nella calura della pineta a Pietrasanta nell’attesa dell’ispirazione, quando un temporale mi sorprese. Rilegga la poesia pensando che Ermione è la mia mano, poi se ne riparla.

Lei e l’attrice Eleonora Duse vi siete lasciati anni fa per colpa della sua scappatella con Alessandra Di Rudinì. Come la vive adesso?

Mi manca una persona da amare. Sa, già nel 1900, all’uscita del romanzo “Il Fuoco”, il rapporto si inclinò irrimediabilmente. Nascosto fra le pieghe del libro stavo raccontando anche un po’ della mia vita con Eleonora, e lei si accorse subito di questo, specialmente dopo aver letto il punto che recita:

“Stelio si sdraiò dentro la tinozza. Lei lo guardò con fare provocatorio, bella e sensuale come la prima volta. Poggiò il suo piede destro sulla spalla di Stelio, mostrando le sue grazie con disinvoltura. Il giovane poeta si sentì scosso ed al contempo inebriato da quella pioggia dorata che lo stava lavando. Amava farsi pisciare addosso”.

Lei è circondato da donne splendide che assecondano le sue perversioni. Ma perchè mai si è fatto asportare una costola?

Be’, vede, c’entra con Eleonora. Nonostante sul finire del rapporto non facevo altro che darle di baldracca, come si usa fare nelle liti domestiche della penisola, il ricordo dei suoi pompini rimane fervido nella mia mente. Una professionista, anzi, di più, un’ artista estrosa senza pari. Dei soffoconi veramente notevoli. Una santa! Una di quelle che se senza dirlo le sborri in gola…

Sì, ehm, ho capito il concetto.

Insomma, non ne ho più trovata una uguale, e mai, ne sono certo, la troverò. Qua le francesi sono tutte schizzinose. Ti danno i bacini sulla punta e poi ti guardano con aria accusatoria come a dire “Ti basta ora?“. Sto con una americana adesso, Beatrice Brooks, ma non è affatto disinibita. Lei al massimo lecca il frenulo, ma proprio quando la faccio sbronzare. E’ forse vita questa? Le domando, possibile che ai primi del ‘900 non riesca a trovare ragazze disinibite, neppure pagandole? E dunque ho deciso di fare da me. A dir la verità, la costola me l’ero fatta togliere per rimirarmi meglio l’ombelico ma già che c’ero mi appariva stolto non elargire piacere alla persona che amo di più al mondo.

Cosa vuol dire al popolo italiano che ci sta leggendo?

Be’, dico che presto o tardi tornerò in patria, e scriverò meglio di prima. Non perdetevi dietro le mie liriche vergate sul foglio controvoglia, non fermatevi alla figura che mi sono costruito. Cercate nelle poesie in cui si va più a fondo, nell’animo. Spero che, se mai verrò studiato a scuola, non si perda tempo dietro a quella lirica merdosa della  pineta. L’epoca in cui gli studenti leggeranno quella cosa come una roba seria, e magari qualche critico cercherà di trovarci qualche senso nascosto oltre alla masturbazione, quella sarà un’epoca di depravazione e perdizione.
Sarà un peccato non esserci.

Chiorbaciov

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