Napoli._Il_sangue_e_vivo

Arriva #labuonafede, nuova legge sulla libertà religiosa: “sarà reato sputtanare i miracoli”

24 settembre 2015

ROMA – Era attesa da anni, invocata da più parti, resa ancor più necessaria dalla massiccia immigrazione da Paesi con un retroterra culturale diverso dal nostro e dall’obsolescenza della disciplina dettata dal Codice Penale. Eppure, una legge organica e accurata sul fenomeno religioso tardava ad arrivare, paralizzata fra decine di progetti e disegni di legge arenati in Parlamento.
Poi, finalmente, a spazzar via lungaggini e discussioni è arrivato Matteo Renzi, che ha presentato un decreto legge dei suoi, dicendosi sicuro della sua conversione nel solito tweet: “Proveranno a fermarci ma non ci riusciranno: dopo 2000 anni finalmente #labuonafede“.

Ma cosa ha determinato, dopo tanto indugiare, l’intervento decisivo del premier? Paradossalmente, un ateo, tale Giacomo Z. Randalli, che di fronte all’ennesima liquefazione del sangue di San Gennaro ha sferrato su Facebook un violentissimo attacco ai fedeli napoletani: “Ha tutta l’aria di un banale fenomeno tissotropico, altro che miracolo“. Di fronte a parole così aggressive, è immediatamente insorta l’AFeS (Associazione Fedeli Suscettibili) che ha chiesto e ottenuto non solo la rimozione del post offensivo, il blocco dell’account del reprobo e la cancellazione dal social network di termini allusivi come “trucco”, “imbroglio” e “ketchup”, ma anche una maggiore tutela del sentimento religioso.

Ci sentiamo personalmente offesi“, lamenta Felice G. Rullo, portavoce dell’Ente Morale per l’Autenticità del Miracolo Macché Tissotropia (EMAMMT). “Sostenere che il sangue di San Gennaro si sciolga in virtù di un fenomeno naturale implica che chi ci crede sia uno stupido. Perciò, le parole degli atei materialisti come l’autore di quel post ci offendono: e quindi, ben venga una legge che ci tuteli“.

Ma cosa prevede il decreto? La gestazione del provvedimento non è stata semplice: nella prima stesura, infatti, la tutela del sentimento religioso passava essenzialmente attraverso lo strumento penale, essendo reato offendere qualsiasi credenza, con qualsiasi mezzo. Finivano così per essere vietati immagini, spettacoli, opere letterarie, canzoni, abiti, profumi, mobili, mode, oggetti, animali, sostanze, ricerche scientifiche, cibi, balli, comportamenti, strumenti agricoli, opinioni, pensieri, parole, opere e omissioni che potessero risultare offensivi per una confessione religiosa. In tal modo, però, ogni religione avrebbe finito per mettere automaticamente fuori legge tutte le altre, e dopo rapide consultazioni tra i rappresentanti vaticani per i religiosi e per i laici gli oltranzisti cattolici della maggioranza, si è giunti alla stesura definitiva, che esclude sanzioni a carico di chi offenda il sentimento religioso nell’esercizio della propria libertà di professare una fede diversa.

Sì dunque alle ingiurie tra appartenenti a differenti confessioni, ma mano dura nei confronti di atei e agnostici. Particolare severità meriteranno condotte volte a dimostrare, specie se con l’ausilio di dati scientifici o altre prove incontrovertibili, falsità di miracoli e reliquie, inesistenza di santi, divinità e creature fantastiche, contraddittorietà di scritture sacre, incoerenze nella condotta dei credenti, comportamenti illegali, immorali e truffaldini del clero. “Era ora!”, esulta l’AfeS. “Finalmente riconosciuto il nostro diritto di ignorare la verità”.

A chi gli ha fatto notare che il provvedimento in questione presenta non pochi profili di incostituzionalità, contrasta con elementari principi di Diritto Penale, e soprattutto non salvaguarda affatto la libertà religiosa, il Premier ha risposto con due sbuffi, otto smorfie, una scrollata di spalle, tre risatine e poche parole: “Siamo in democrazia e in democrazia la maggioranza decide, non saremo ostaggi delle minoranze. Sfido questi gufi atei a diventare religiosi, così almeno sapranno a che santo votarsi. Ah ah ah!”, prima di allontanarsi twittando “Chi mi ama mi segua #Renzic’è”.

Nasce nel 1966 a Bologna. Subito deportata al Sud, acquisisce un accento che le garantisce l'odio leghista nonostante l'aspetto nordico. Attualmente infesta un paese irpino, accuratamente scelto in base a calcoli sbagliati. Finiti i soldi dei telequiz, ha dovuto cercarsi un lavoro vero: la laurea in legge l'ha costretta a diventare avvocato, causandole nausea perenne. Sposata con un riparatore di cucù, gli rovina la reputazione con i suoi continui ritardi.

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