Nell'immagine: un addolorato Benigni alle prese con la perdita della sua coerenza

Nell'immagine: un addolorato Benigni alle prese con la perdita della sua coerenza

Addio a Roberto Benigni, stroncato da un male incurabile alla coerenza

13 gennaio 2016

Capalle (FI) – Gennaio non è ancora giunto a metà che è già diventato un funereo mese segnato dalla perdita di grandi personalità che hanno accompagnato e spesso ispirato la nostra vita. Dopo la scomparsa di David Bowie, infatti, ci ha dolorosamente lasciati un’altra stella luminosa del firmamento artistico mondiale: la vena satirica di Roberto Benigni, definitivamente spirata ieri dopo anni di lenta e tormentata agonia, iniziata con Pinocchio, proseguita con l’esegesi dell’Inno di Mameli, peggiorata dalla lettura in Eurovisione del bugiardino del Peridon, e misericordiosamente terminata, infine, nella presentazione del nuovo libro-intervista di Bergoglio.

Il comico toscano lottava già da tempo con un brutto male alla propria coerenza: sviluppare altri monologhi caustici contro la morale imposta che l’hanno guidato a sparare battute sul segno della croce alla Bill Hicks e che negli anni ‘70-‘80-‘90 hanno portato migliaia di persone ad eccitarsi sessualmente con la sua foto con Berlinguer in braccio, alla stregua di un film di Emanuelle o di una copertina di Fausto Papetti, oppure arrendersi alla vittoria di un Premio Oscar e diventare capo comico-spirituale dello stesso spropositato numero di persone che paga monete sonanti per andarsi a vedere Checco Zalone al cinema? Purtroppo, come ben sappiamo, ha vinto la seconda opzione.

Il triste annuncio è stato dato da una solennemente inespressiva Nicoletta Braschi sul profilo facebook ufficiale de L’Osservatore Romano, a margine di un’intervista dal titolo Cristo avrebbe amato le battute sulle stigmate?.

Sono in molti a piangere, e non da oggi, la prematura scomparsa della verve mordace dell’amato toscanaccio. Ma noi continueremo a ricordare con rabbia e affetto gli oltre due minuti di sproloquio osceno di Mario Cioni in Berlinguer ti voglio bene, piuttosto che la lettura dei Dieci Comandamenti in perfetto stile da chierichetto.

Addio Roberto, a Dante spiacerà aver già scritto il suo capolavoro, perché ora l’inferno con il vero te e il Monni sarà ancora più divertente.

Chiorbaciov

1 Comments

  1. Ha trovato il modo di fare un nuovo concordato.

    “Tengo famiglia” è,probabilmente,un vecchio vizio italico.

    Complimenti per la puntualità dell’articolo.

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