Foto Dylan: Alberto Cabello Foto Accademia: Mastad

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Accademia di Svezia istituisce il “Nobel per la Pazienza verso Bob Dylan” e se lo assegna

17 novembre 2016

Stoccolma – “Bob Dylan non ritirerà il premio Nobel per la Letteratura a causa di impegni assunti precedentemente“. Sono queste le parole, giunte tramite lettera e firmate dal cantautore statunitense, che hanno definitivamente rotto il rapporto tra Dylan e i membri dell’Accademia svedese, rapporto già incrinato da settimane di silenzio dopo l’annuncio del premio e dall’uscita del nuovo disco del cantante intitolato “Put the Nobel Price in your fucking ass”.

Ma sono altri i passaggi della lettera, non resi noti, che avrebbero maggiormente amareggiato gli accademici di Svezia. Pare che Dylan abbia scritto anche: “Lasciate il premio al pub di Sjöström che poi in caso passa Joan Baez. Comunque il giorno della premiazione vi mando un messaggio vocale su WhatsApp, ok? Ah, scusate, mi ripetete esattamente cosa ho vinto?“.

A quanto riferiscono voci vicine alla prestigiosa Accademia, questo ulteriore affronto avrebbe causato del malumore nel Segretario Sara Danius; in molti, infatti, l’avrebbero sentita pronunciare questa frase da cui traspare un leggero disappunto: “Per me se ne può andare affanculo e portarsi appresso la sua chitarretta del cazzo. Se viene in Svezia gli spacco quella faccia da culo. Basta! Il premio lo diamo a una personalità svedese. Chi abbiamo a parte Ibrahimovic e Pippi Calzelunghe?“.

Solo col passare delle ore gli accademici hanno riacquistato il consueto aplomb scandinavo, e al termine di una lunga riunione hanno deciso di non rilasciare dichiarazioni ufficiali ma di comunicare la loro contrarietà con un’iniziativa provocatoria ma di sicuro effetto: l’istituzione del “Premio Nobel per la Pazienza verso Bob Dylan“, che è stato assegnato all’unanimità a loro stessi e che ritireranno dalle loro mani il 10 dicembre. Nelle motivazioni si legge: “…per aver resistito alla tentazione di andarlo a cercare a casa e consegnargli il premio direttamente nel deretano“.

Eddie Settembrini

Come giornalista del Washington Post ha scoperto lo scandalo “watergate”, ma ha lasciato lo scoop a due colleghi ambiziosetti in cambio di un hot dog. Tornato in Italia ha iniziato a indagare sui delitti del Mostro di Firenze; ha smesso quando ha capito che gli indizi conducevano a se stesso. Ora scrive per Lercio sotto ricatto. Il suo romanzo preferito è “Oblomov”, ma si è immedesimato talmente tanto nel protagonista che non l'ha mai finito.

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