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ACCADEMIA DELLA CRUSCA: RITROVATO “PRURSO”, IL PARTICIPIO PERDUTO DEL VERBO PRUDERE

18 novembre 2013

FIRENZE – A chi non è mai capitato di dover raccontare un episodio passato, in cui si faceva riferimento a qualcosa di pruriginoso: «Sai, ieri ho indossato il mio nuovo kilt di lana merinos; bello sì, ma come mi ha…», ritrovandosi poi a fissare il vuoto al momento di coniugare il verbo? Nel goffo tentativo di uscire dall’imbarazzo si menzionava puntualmente la terribile influenza che ci aveva colpiti mentre a scuola spiegavano il passato prossimo, maledicendo al contempo il giorno in cui abbiamo comprato quel fottuto kilt; finché, per evitare figuracce, si ripiegava su un più sicuro «come mi ha fatto prudere!».

In realtà non è questione di memoria o di aver studiato. Il punto è che quel participio non esiste! O meglio, così si credeva fino a ieri. Come spesso accade per le scoperte più importanti, quelle che cambiano veramente la Storia, anche questa è avvenuta per caso. Per la precisione, è stata una riscoperta. Umberto Ecco, responsabile del reparto Mangimi linguistici et affini dell’Accademia della Crusca, si era addormentato in biblioteca, mentre terminava la sua ultima fatica letteraria Il linguaggio dell’assaggio: l’italiano nei libri di culinaria postmoderna, quando all’improvviso un tomo gli è caduto in testa. L’uomo, risvegliato dall’impatto, ha subito perso i sensi a causa dell’urto.

Tornato in sé alcune ore più tardi, ha notato che il volume, Su li tempi verbali rimossi per ischerzio da codesta Brigata di Crusconi (Firenze, 1583) era aperto alla pagina pru. Possiamo solo immaginare lo stupore di Ecco, nel vedere che il verbo “prudere” non solo aveva perso il proprio participio (“prurso”, per l’appunto), ma possedeva anche il passato remoto (io prurii, tu pruristi, egli prusse): per secoli, i linguisti  hanno dato credito a una zingarata dei padri fondatori dell’Accademia stessa.

Le pratiche per la riabilitazione del participio e del passato remoto ritrovati sono già state avviate, mentre sono al vaglio altri verbi menomati come “competere” ed “esimere”. Pare che presto potremo finalmente dire «Sì, ho perso, ma ho competuto proprio bene», oppure «Mi sono esunto dal coniugare “prudere” al passato prossimo troppo a lungo!».

Davide Landi

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